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21 dicembre 2009 - 11:56 § di Carlo De Marchi § in Copertina

OSPEDALI RIUNITI E CURE PRIMARIE DEL TERRITORIO

La decisione presa dal Consiglio regionale di istituire una azienda unica “ospedali riuniti Marche” nord ha destato giustamente molto interesse, ma anche molta preoccupazione nei cittadini fanesi.
Si tratta di una scelta importante che avrà conseguenze significative nella vita dell’intera regione perché influirà non poco sulla qualità dell’offerta sanitaria sul versante più propriamente clinico e di cura delle fasi acute delle patologie.
Vorremmo però, in questa fase in cui si sta elaborando l’atto aziendale che deciderà l’organizzazione dei due presidi esistenti nelle due città allargare il confronto alle conseguenze che questa scelta avrà sull’offerta territoriale del sistema sanitario.
La salute dei cittadini infatti non trova risposta unicamente nell’offerta ospedaliera, ma anche e soprattutto, nei servizi territoriali e domiciliari specie in una regione come la nostra in cui la cronicità prevale di gran lunga sulla patologia acuta. I problemi dei nostri cittadini infatti riguardano l’assistenza dei lunga durata ad anziani non autosufficienti e a soggetti disabili il cui peso grava, a tutt’oggi, unicamente sulle nostre famiglie.
Non a caso infatti nello stesso Piano Sanitario Regionale la proposta di accorpamento degli ospedali in tre grandi aziende nord, centro e sud delle Marche è accompagnata da una forte indicazione di potenziamento del sistema territoriale delle cure che fa riferimento alla organizzazione distrettuale e a una forte integrazione tra servizi sociali e servizi sanitari.
La città di Fano, da questo punto di vista ha molta strada da fare: l’invecchiamento della popolazione sta portando ad una forte richiesta di assistenza domiciliare integrata e di Assistenza domiciliare a carattere sociale la cui offerta è oggi assolutamente insufficiente; aumenta inoltre la richiesta di strutture riabilitative a carattere residenziale e semiresidenziale come le Residenze protette e le Residenze Sanitarie assistite anch’esse assolutamente insufficienti nella nostra città.
La stessa medicina territoriale è carente in altri settori importanti che andrebbero invece potenziati per venire incontro a problematiche nuove che toccano da vicino la vita delle famiglie sul fronte della disabilità (Umee e Umea), sul sostegno alla famiglia (Consultori), sulla gestione della rete dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.
Si tratta di questioni che richiederebbero un forte investimento non solo in termini finanziari, ma anche organizzative e di personale: quale prospettiva si apre alla organizzazione distrettuale dell’ASUR quando questa si sarà “liberata” della componente ospedaliera? Quale sarà il rapporto tra la programmazione distrettuale e quella dell’ambito territoriale sociale considerato che interviene anch’esso sulla rete dei servizi alla persona? La sanità e il sociale continueranno ad essere de mondi separati? Ci sarà maggiore disponibilità di personale considerata l’insufficienza più volte dichiarata di infermieri,di terapisti, di psicologi ed assistenti sociali? Ci sarà un maggior volontà della politica di coinvolgere il terzo settore quale potatore di idee e proposte e non solo quale ente gestore di servizi? I piani attuativi di distretto e i piano di ambito sociale diventeranno una modalità efficace per avere maggiori servizi di qualità a più basso costo?
Dovremo quindi chiederci se la scelta di istituire l’azienda unica “ospedali riuniti delle marche nord” sarà stata in grado non solo di aumentare la qualità dell’offerta clinica, ma anche di liberare disponibilità finanziare per sostenere le pesanti rette che le famiglie pagano per i propri anziani in casa di riposo e in residenza protetta, per incrementare l’insufficiente assistenza infermieristica e socio-sanitaria in queste strutture, per garantire l’assistenza notturna, per pagare decentemente il personale e garantirgli adeguata formazione, per formare le assistenti familiari e costituire elenchi provinciali di personale italiano e straniero da utilizzare senza entrare in mercati privati che favoriscono il lavoro nero e dequalificato.
Se tutto questo non verrà sostenuto e sviluppato potremo dire che la scelta dell’ospedale unico NON avrà raggiunto il suo scopo anche se avremo qualche camera operatoria in più.


21 ottobre 2009 - 19:20 § di admin § in Copertina

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21 ottobre 2009 - 18:25 § di admin § in Copertina

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20 ottobre 2009 - 14:00 § di admin § in News

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